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I sette maestri della pittura vigezzina

I sette maestri della pittura vigezzina

Enrico Cavalli

(1848-1919)

Enrico Cavalli nasce a Santa Maria maggiore, ancora bambino viene condotto a Grenoble dai genitori e poi a Lione, dove frequenta per dieci anni l’Accademia di Belle Arti ed entra in contatto con i pittori Guichard e Monticelli. Dal 1870 al 1879 Cavalli viaggia in Francia, nel 1880 espone due ritratti al Salon di Parigi, poi (fino al 1892) collabora con il padre Carlo Giuseppe, insegnante alla Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini. Alla morte del padre Enrico riparte per la Francia con Fornara e Peretti, alternando ritorni in patria. Nel 1917 assume la direzione della Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, che porterà avanti fino alla sua morte.

Lorenzo Peretti jr

(1871-1953)

Lorenzo Peretti JR, ultimo artista della famiglia Peretti, grazie alla posizione agiata del padre Bernardino e del nonno Lorenzo ebbe la possibilità di frequentare il collegio a Berna e lavorare a Milano.
A diciotto anni, in seguito alla morte del padre, inizia a frequentare la scuola del Cavalli e poi si trasferisce in Francia dove si diletta di scienze occulte. Colto ed eccentrico, pittore moderno e di grande talento, si spegne nella sua Valle, a Toceno.

Giovanni Maria Rastellini

(1869-1927)

Giovanni Maria Rastellini fece i primi studi di disegno sotto la guida del padre, il pittore Giovan Giacomo. Proseguì gli studi presso la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini sotto la guida di Carlo Giuseppe Cavalli prima, e del figlio Enrico Cavalli poi. Seguì qualche corso a Brera e aprì uno studio di successo a Milano. Le sue attività si svolgevano prevalentemente a Milano e a Buttogno, ma viaggiò anche in Francia e in Austria per vedere i grandi capolavori artistici conservati in chiese e pinacoteche. Di animo sensibile e altruista, morì a soli quarantotto anni.

Antonio Gennari

(1923-2002)

Antonio Gennari poco dopo la nascita a Buttogno partì insieme ai genitori per l’Argentina, per poi tornare in Valle Vigezzo all’età di sei anni.  Frequentò la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini e in seguito Brera a Milano. Nel 1940 partì volontario al fronte e venne mandato in Albania, fu poi catturato e deportato in Germania. Dopo la liberazione tornò in patria e riprese l’attività di pittore. Le sue opere sono un racconto allusivo e allegorico, realistico e insieme fantastico che ha come protagonista esplicito la valle Vigezzo e i suoi abitanti.

Giuseppe Magistris

(1911-1967)

Giuseppe Magistris nasce a Santa Maria Maggiore. Frequenta la Scuola di Belle Arti, sotto la guida di Dario Giorgis studia pittura e poi disegno dedicandosi alle copie di gessi.
Prosegue studiando sia pittura a Brera, sia composizione e organo al conservatorio. Irrequieto e anticonformista, si dedica all’arte anche durante la guerra e il suo essere inquieto si traduce formalmente nelle sue opere che richiamano l’espressionismo. È condannato più volte dal governo per idee antifasciste. Viaggia tra Svizzera e Francia, propone mostre e concerti; riuscirà a ottenere incarichi anche per il museo S.Paolo in Brasile.

Giovanni Battista Ciolina

(1870-1955)

Giovanni Battista Ciolina ancora bambino prende parte ai corsi della Scuola di Belle arti Rossetti Valentini sotto la guida del maestro Enrico Cavalli e in seguito frequenta come libero allievo il corso di nudo dell’accademia di Venezia. Nel 1895-1896 si trova a Lione con Fornara e l’anno seguente esporrà alla Triennale di Brera Il filo spezzato, un’opera con cui otterrà grande successo. L’intimismo e la liricità sono i tratti fondamentali della sua produzione artistica, espressi in tutti i campi della pittura: dal quadro all’affresco, dal ritratto all’acquaforte.

Carlo Fornara

(1871-1968)

Carlo Fornara viene presto avviato al disegno alla Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, dove ha per maestro Enrico Cavalli. Nel 1891 si ritrova a esporre La bottega del calderaio e Ricordanze alla Prima Triennale di Brera che segna l’esordio ufficiale del divisionismo in Italia. Qualche anno dopo parte per il primo di una lunga serie di soggiorni in Francia insieme a Enrico Cavalli e Lorenzo Peretti Jr.  Nel 1899 Fornara non è più uno sconosciuto: il suo successo lo aveva portato a stringere amicizia con Segantini, che lo invita a collaborare per la realizzazione di un’opera che doveva comparire all’esposizione di Parigi del ‘900 e lo raccomanda alla protezione di Alberto Grubicy. Il legame tra Fornara e Segantini si rivede anche nelle opere: Fornara si avvia al simbolismo e adotta la pennellata lunga tipica di Segantini, del quale viene presentato come erede.